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Chiese

Le chiese esistenti a Partinico (compreso il Santuario della Madonna del Ponte) sono dodici, di cui solo tre costruite in tempi relativamente recenti (SS. Salvatore, S. Caterina, S. Gioacchino).


Chiesa Maria SS. Annunziata


La chiesa "Maria SS. Annunziata" è la Chiesa Madre che si trova in pieno centro storico, appunto nella Piazza Duomo, con ingresso principale nel corso dei Mille.

L'impianto originario, ad una sola navata, fu costruito fra il 1552 e il 1570, su una parte dell'area occupata dall'attuale, accanto ad una preesistente e grande torre (che assunse le funzioni di campanile), sotto il titolo della chiesa di San Cristoforo.
Nel secolo successivo, fra il 1639 e il 1642, furono realizzate le tre navate, fu costruito l'attuale fonte battesimale, e collocato l'organo a canne.

Demolita nel 1719 la vecchia torre che sorgeva ove ora si trova la cappella della Madonna del Ponte, fu

 

 

 

 

 

 

 

 

iniziata la costruzione dell'attuale campanile, portata a termine nel 1783.
Nel 1777, su progetto dell'Arch. Patricolo di Palermo, la chiesa fu ulteriormente allungata a formare la croce latina: nel corno destro della cupola fu edificata la cappella del Crocifisso, in quello sinistro la cappella di Maria SS. del Ponte.

Fra il 1804 e il 1807 furono eseguiti altri lavori, fra cui la collocazione dell'attuale pavimento e balaustra in marmo, la costruzione della parete posteriore dell'altare principale, ornata da pilastri scanalati e capitelli di ordine corinzio che sostengono un frontespizio triangolare.
Gli ultimi lavori eseguiti nella Chiesa risalgono al 1960, quando la facciata principale è stata completamente rifatta su progetto dell' Arch. Antonio Valenti.
Per quanto riguarda invece l'attigua "Cappella del Rosariello", questa fu costruita intorno al 1662; in essa i confrati della Compagnia del Rosario collocarono il simulacro di "Maria SS del Rosario", e vi scavarono una sepoltura per i loro defunti.

Divenuta Parrocchia nel 1573, la Madre Chiesa, per decisione del visitatore Francesco Pozzo del 1584, fu di "regio patronato", e sino al 1710 aveva la giurisdizione ecclesiastica sulla borgata di Borgetto, sino al 1800 sulla borgata di "Sicciara" e sulle chiesette di Trappeto, San Cataldo, Giudeo, Salcina, e altre chiesette rurali del territorio.

All'interno
della Chiesa Madre vi sono diverse pitture del XVI e XVII secolo. Degne di nota sono:
1) una grande tela, di mt. 2 x 3, raffigurante "L'Assunta", collocata nella prima arcata della navata destra; tale opera, eseguita da Antonino Spatafora detto "Il Panormita", è datata 20
febbraio 1579. Notevoli in questa tela sono la forza espressiva dei personaggi, e le armoniche strutture architettoniche raffigurate sullo sfondo.
2) quattro tele di scuola lombarda del '600, collocate due nella Cappella del Crocifisso, e precisamente "Santa Maddalena in preghiera" e "Santa Rosalia in estasi", e due nella Cappella della Madonna del Ponte, e precisamente "Sant'Agata" e "Santa Caterina".


Chiesa e Convento del Carmine

Il Convento dei Frati Carmelitani con annessa "Chiesa del Carmelo" sorse nell'attuale Piazza Garibaldi, di fronte la Chiesa di San Rocco, per volontà unanime espressa dal Consiglio Civico nella seduta del 17 settembre 1634.
Esso fu concepito sin dall'inizio come formato da un piano terra, destinato ai servizi che si sviluppano intorno ad un vasto atrio porticato, e due piani fuori terra destinate alle numerose celle.

Inoltre era circondato da un vasto giardino e comunicava internamente con la Chiesa.
Sino al 1866 sia il Convento che la Chiesa rappresentarono il centro propulsore delle attività spirituali e culturali del paese: in particolare nel piano terra del Convento si tenevano rappresentazioni teatrali, conferenze, manifestazioni culturali e inaugurazioni varie. Inoltre i Padri Carmelitani, quando il paese era ancora privo di scuole pubbliche, vi impartivano l'istruzione scolastica e catechistica, avvalendosi anche dei locali della vicina Chiesa di San Rocco, appositamente adibita ad Oratorio.

Nel 1866, con la legge sull'esproprio delle corporazioni religiose, il Convento dei Carmelitani passò al Comune che lo adattò a scuola (elementare e tecnica) e biblioteca, sottoponendolo ad una lunga serie di rifacimenti ed adattamenti (che durano fino ad oggi), spesso inopportuni come quelli operati durante il fascismo, cui si deve anche l'attuale prospetto del 1926, che ha lasciato tracce nelle decorazioni recentemente asportate.
Dal 1954 l'ex Convento è stato utilizzato dalla Scuola Media Statale "G.B. Grassi Privitera" che aveva anche in dotazione sei aule ricavate dall'ennesimo adattamento dell'ex Chiesa di San Rocco.
Con la costruzione della nuova Scuola Media di Via P.pe Umberto, l'ex Convento del Carmine è stato chiuso e fatto oggetto di un radicale restauro recentemente ultimato.

Quanto alla Chiesa, ad una sola navata ma di eccezionale maestosità e bellezza, è stata restaurata una prima volta nel 1819 sotto l'arcipretura di Ignazio Rosso: per l'occasione fu tutta decorata e abbellita con affreschi e quadri, opera del Manno. Assurta a dignità di parrocchia il 24 novembre 1950, ebbe come primo parroco Girolamo Corso, il quale la fece restaurare di nuovo e ottenne dal Comune una parte dei locali già confiscati nel 1866.

La Chiesa e il Convento sono posti sul lato destro dell'antica via consolare, oggi Corso dei Mille: hanno davanti la Piazza Garibaldi, delimitata dall'ex Oratorio e dalla Chiesa di San Leonardo, mentre lateralmente prospettano su due strade parallele, la Via Cavour e la Via Castiglia.
Il prospetto principale ha sette ordini di aperture, di cui le due estreme sono delimitate con aggetti a forma di pilastri, mentre le altre ne costituiscono la parte centrale; l'accesso è al centro.
Le aperture del piano rialzato e del secondo piano sono a finestra, quelle di primo piano a balcone del tipo a petto, tranne quella centrale sull'ingresso, che è con sporti poggianti su due mensole in muratura sagomate. Sopra il balcone, al 2° piano, invece della finestra esiste un grande orologio; mentre la finestra di piano terra attigua alla chiesa è stata trasformata in ingresso per la casa canonica.
La chiusura, al di sopra della copertura a tetto, è completata con un aggetto di coronamento.

Il complesso del Carmine è stato realizzato in tempi diversi, e ciò è reso evidente da diversi elementi, primo fra tutti dall'esistenza di un muro di spina tra muro di prospetto sul corso ed il chiostro, muro che si arresta a piano rialzato, in modo da rendere i vani superiori molto più ampi.
In tempi successivi, sul retro, vennero realizzati dei corpi aggiunti che hanno occupato il cortile posteriore.
A seguito dell'entrata in vigore della legge di soppressione dei beni religiosi (1886), il Convento e le strutture annesse rientrarono nella disponibilità demaniale, e quando la Chiesa divenne Parrocchia (1950) parte degli ambienti del Convento furono aggregati alla Chiesa: cosi divennero annessi parrocchiali i corpi aggiunti trasformati in Casa canonica, Uffici parrocchiali, Sacrestia.

Al periodo fascista risalgono i lavori di sistemazione di molti locali interni, trasformati senza tenere conto delle strutture preesistenti: infatti molte strutture orizzontali a volta furono sostituite da solai piani con ferri a doppia "T" e tavoloni. Fu inoltre eseguito l'attuale prospetto che fino al 1998 presentava ancora, sulla vela di chiusura angolare del tetto, dal lato di Via Cavour, il caratteristico fascio.
Fra il 1997 e il 1999 sono stati eseguiti lavori di restauro completi e radicali, finalizzati al ripristino dei locali originari, e destinati all'uso di Biblioteca, Museo Civico e sale di rappresentanza del Comune.
Il prospetto principale della Chiesa del Carmine, anche se rimaneggiato diverse volte in epoche diverse, si armonizza perfettamente con il resto dell'edificio.
L'impostazione è di tipo classicheggiante: due colonne scanalate ed appaiate delimitano ambedue i lati dell'ingresso, mentre sui capitelli d'ordine corinzio è poggiato il timpano arricchito da festoni e da un tondo. Anche il portale è ben armonizzato nel contesto di tutta la facciata che è arricchita da un campanile di stile barocco.

L'interno
della Chiesa, ad una sola navata come quella di San Leonardo, è abbastanza armonioso per l'abbondanza dì decorazioni in stucco e per la presenza di una serie di grandi tele di pregevole fattura.
La maggior parte di esse sono opera di Vincenzo Manno, e risalgono al 1819 qundo il pittore palermitano era all'apice delle sua maturità artistica ed espressiva. Sono sicuramente attribuibili al Manno le seguenti opere:
- Madonna del Carmelo ; - Madonna e San Gaetano; - Sacra famiglia.
Di incerta attribuzione, ma probabilmente anche del Manno sono le seguenti altre interessanti opere:
- Santa Caterina e il Crocifisso; - San Rocco - Angela e Tobia.
Di notevole valore artigianale sono infine due candelabri in legno dorato e una sedia del secolo XVIII.




Chiesa di San Giuseppe

Questa chiesa, che si trova nel Corso dei Mille, vicino il palazzo postale, è stata costruita sul vecchio impianto della Chiesa di San Francesco Lo Vecchio fra il 1737 e il 1739, quando ormai veniva utilizzata come deposito di frumento: un gruppo di "Mastri" Falegnami e Bottai di Partinico ottennero il permesso di ripristinare il luogo di culto dal Vescovo di Mazzara D. Alessandro Caputo, e in data 20 settembre 1739 si costituirono ufficialmente in Opera Pia sotto il nome di "Congregazione del Patriarca San Giuseppe".
Villabianca riferisce che i principali promotori di questa Chiesa furono i Sacerdoti Domenico Guidara e Nicola Zito, di cui si conservavano ancora ai suoi tempi due ritratti.

Grande benefattore fu invece Antonio Lo Medico che a sue spese eresse nel 1780 il campanile e fabbricò tre campane.

La facciata, che ha avuto diversi rifacimenti, anche recenti, non presenta elementi di particolare valore , mentre il campanile è di un certo pregio.
L'interno, ad una sola navata, è molto sobrio, ma presenta delle opere d'arte di un certo rilievo, e precisamente sei tele ottogonali commissionate da Domenico Maddalena ad uno dei fratelli Manno, probabilmente Antonio, che ebbe la collaborazione del fratello minore Vincenzo.
Attribuibili ad Antonio Manno sono lo "Sposalizio di San Giuseppe", la "Natività" e la "Sacra Famiglia", opere che si caratterizzano per la medesima dolcezza e serenità dei volti, e per la medesima ricercatezza cromatica.
A Vincenzo Manno sono invece da attribuire le altre tele, e cioè "San Giuseppe che dorme", "Cristo fra gli apostoli" e "San Giuseppe morente" , che denotano una maggiore durezza nelle linee, caratteristica peculiare della pittura di Vincenzo.
Di notevole valore espressivo e cromatico è poi la statua lignea, attribuita allo scultore trapanese Domenico Noffo (1670), che rappresenta San Giuseppe che nella mano sinistra regge un bastone, mentre con la mano destra accompagna Gesù bambino.
Altre opere di un certo pregio esistenti nella chiesa, sono: una bellissima tela dipinta nel 1857 dal pittore D'Antoni, raffigurante Sant'Anna, San Gioacchino e la Madonna bambina; e poi una piccola tela, di autore ignoto, raffigurante la Madonna con Bambino, entrambi incoronati.
Di un certo rilievo è infine l'Archivio Storico della Congregazione, di recente sistemato, che comprende numerosissimi documenti soprattutto del '700 e dell'800.



Chiesa di San Leonardo


La Chiesa di San Leonardo che si trova lungo il Corso dei Mille, all'angolo di Piazza Garibaldi, deve la sua costruzione, che risale al 1634, alla Compagnia del SS. Sacramento, la cui istituzione risale al primo gennaio 1599.
Inizialmente la Compagnia svolgeva le sue funzioni nella vecchia chiesetta di San Cristoforo, allora sita nella Piazza Duomo, dopo che questa aveva ceduto il titolo di Parrocchia alla Chiesa Madre.

Questa Chiesa ebbe in passato una funzione molto importante in quanto fino al 1819 fu sede del Consiglio Civico, nonché della Commissione Annonaria che soleva riunirsi la sera del 6 novembre, festa del santo patrono, per stabilire il calmiere (la cosiddetta "meta") delle derrate alimentari.

Il Consiglio, formato dal corpo rappresentativo del Comune e dal Magistrato municipale con funzioni amministrative, si occupava anche dello stato delle attività che si esercitavano nel Comune, del consumo, della statistica demografica, della forza lavoro, dei bisogni e abitudini del popolo.
Con la riforma degli Enti Locali apportata nel 1819, le funzioni amministrative furono separate da quelle esecutive e deliberative, pertanto l'antico Consiglio venne sostituito da un Decurionato, formato da dieci componenti, e da un Corpo Amministrativo, o Magistrato, con le funzioni dell'attuale Giunta Municipale. Sino al 1634 il Consiglio veniva convocato col suono della campana della Madre Chiesa; dopo, e sino al 1819, nella Chiesa di S. Leonardo. Invece il Corpo Amministrativo operava nella Torre dell'Abbazia che funzionava anche come "senatoria" o comunale.

La Chiesa, molto semplice, è a navata unica. Affiancato alla facciata principale vi è il Campanile, di notevole valore artistico, con la parte terminale a forma di piramide e rivestita, nei suoi quattro lati triangolari, di mattonelle di maiolica del '700, raffiguranti dei santi.
I prospetti esterni della chiesa e del campanile sono marcati agli angoli da grandi pilastri in pietra a vista, di calcare compatto e di ordine gigante, che raggiungono il coronamento della Chiesa e poggiano su basi modanate.

Il portale
, pure in pietra, si diparte dalla sommità di una breve scalinata, e termina nella parte superiore in un arco.
Nella facciata principale, al disopra del coronamento, vi è una finestra rotonda pure in pietra e, al di sopra di un secondo sottile coronamento, un muro triangolare sormontato al vertice da una croce.
Una serie di finestre rettangolari con mostre lapidee si affaccia nel prospetto laterale che dà sulla piazza.
I campi parietali fra i pilastri e i coronamenti in pietra sono intonacati di bianco.

All'interno
della Chiesa si trovano delle pregevoli opere d'arte; fra queste spiccano le due seguenti grandi tele:
1) "Ascesa di S.Agostino al cospetto della SS Trinità", tela di Pietro Novelli detto il Monrealese (1640 circa), che, anche se eseguita in età barocca, presenta una originale interpretazione delle tecniche pittoriche rinascimentali: disegno anatomico ben definito, e tinte molto calde con prevalenza del rosso.
2) "Adorazione dei Magi" di autore ignoto, armonica composizione pittorica del '700, caratterizzata da un piacevole alternarsi di chiaroscuri, di luci ed ombre.
Sulla volta della chiesa è dipinta un'altra pregevole opera, la "Trasfigurazione di Cristo".



Chiesa di S. Maria degli Angeli


Questa chiesetta, che si trova in Piazza V.E. Orlando, faceva parte del Convento dei Frati Cappuccini costruito nel 1617-19 per la generosità di Fabrizio Di Trapani da Palermo, che donò per l'occasione 10 "tumoli" del suo terreno, e con le elemosine del popolo devoto a San Francesco.
Altri 8 tumoli di terra furono donati da Claudia Maria, Arciduchessa d'Austria, madre e procuratrice di Sigismondo, Abate Commendatore dell'Abbazia di Altofonte cui allora apparteneva il Parco di Partinico. Le superiori donazioni furono poi confermate dal re Carlo con diploma dato in Palermo il 10 gennaio 1661, e ciò per mettere a tacere le controversie sorte fra il Guardiano Padre Antonino da Palermo e gli eredi del Di Trapani:

in tale circostanza il Guardiano chiese ed ottenne dall'Abate Andrea De Masa, Procuratore Generale dell'Arciduchessa d'Austria, la libera concessione del predio per pacifico possesso.

Questo primo Convento di Partinico, trentesimo delle serie della Provincia, aveva 37 celle, una lussureggiante "romita", una sepoltura sotterranea (demolita, o chiusa negli anni '50 per dar luogo alla nuova Casa Canonica), una serie di ritratti di frati, collocati nei vari corridoi, e una ricca biblioteca donata, come riferisce il Marino, da Francesco Ramo, e oggi facente parte della Biblioteca Comunale.
Divenuto di proprietà comunale, il Convento ha subito diverse trasformazioni: oggi è conosciuto come "Casa del fanciullo" ed è adibito a scuola elementare e materna.

Per fortuna la chiesa non ha subito grosse trasformazioni, e nella sua facciata principale si possono notare l'antico portale, una piccola lapide relativa all'anno di costruzione, e infine un interessante orologio solare e una meridiana.

All'interno
della Chiesa si trovano diverse opere d'arte, fra le quali sono degne di nota:
1) "La Regina degli Angeli" , grande tela del Salerno (1630), detto "Lo zoppo di Ganci", che si trova nell'altare maggiore e raffigura una Madonna con bambino, assieme a San Francesco, Santa Caterina da Alessandria e Santa Rosalia.
2) "Madonna con Bambino e Santi";
3) "Cristo con Angioletti e Santi".
Queste ultime due grandi tele, probabilmente del Salerno, anche se di composizione manieristica, denotano un'ottima capacità espressiva dell'autore, e un sapiente uso del chiaroscuro.
4) "Beato Beernardo da Corleone", opera di Vincenzo Manno.
Da segnalare infine la presenza di una bella "Via Crucis" formata da 14 tavolette in legno, dipinte nel XVIII secolo.



Chiesa del Sacro Cuore

Questa Chiesa, già "Opera Santa della Misericordia", deve la sua costruzione all'omonima Congregazione sorta nel 1681 con lo scopo precipuo di dare cristiana sepoltura ai condannati a morte che spesso venivano impiccati nella Piazza del Duomo o sul Piano Gambacorta, di fronte al Convento dei Cappuccini (ora Villa Comunale).

Da S. Marino apprendiamo che con atto stipulato in Partinico il 6 gennaio 1681 presso il notaio palermitano Giovanni Leone, l'Abbate Francesco Maria Medici concesse ai "confrati gentiluomini" "sette luoghi di casa", a condizione che la Congregazione prendesse il nome di Opera Santa della Misericordia, sotto il titolo dei Santi Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, costruisse a sue spese una Chiesa con sacrestia e sepoltura, e provvedesse ad assistere i poveri del paese ed a curarne la sepoltura.
Fra le altre cose, i confrati avevano il dovere di organizzare e partecipare, nel giorno del venerdì santo, alla processione del simulacro di Cristo morto.
La costruzione della Chiesa, nell'area compresa fra Via F.sco Crispi, Via La Spia e Via Alfieri, fu iniziata nel 1683 e ultimata in breve tempo. Un secolo dopo, e precisamente il 29 marzo del 1783, su istanza del Vescovo di Mazara Ugone Papè, fu elevata alla dignità di "parrocchia coadiutrice" della Chiesa Madre, ed ebbe due cappellani, uno pagato dal Comune con il ricavato del dazio sul pesce, e l'altro dalla Chiesa Madre.

Nel 1903 vi si fondò la Confraternita delle "Guardie d'onore al Santissimo Cuore di Gesù", e nel 1911 la "Congregazione Femminile della Madonna delle Grazie".
Il 25 febbraio 1938 la Chiesa ebbe come suo primo Rettore autonomo il sacerdote D. Ignazio Lo Jacono, che fu anche primo Parroco quando la stessa, l'11 febbraio 1942, venne eretta a Parrocchia, sempre sotto il titolo di San Giuseppe d'Arimatea.
Il nuovo nome di "Sacro Cuore" fu dato alla Parrocchia a decorrere dal 15 marzo 1947.
Da essa dipende anche la chiesetta di S.Antonio da Padova annesso al Collegio di Maria, sito in Piazza Umberto I°.

In questa graziosa chiesa, ad unica navata, esiste una grande tela raffigurante la "Deposizione dalla Croce", opera di notevole valore artistico eseguita probabilmente dal Salerno, detto lo Zoppo di Gangi .
In una sepoltura privilegiata è tumulata la salma della "Serva di Dio" Pina Suriano, giovane partinicese morta in odore di santità il 18 maggio 1950.


Chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti


Questa chiesa, conosciuta come "San Paolino", deve la sua costruzione, in fondo alla Via P.pe Amedeo, angolo Via Avellone, alla Congregazione di Carità nata sull'esempio della Compagnia di San Girolamo di Palermo, che aveva come principale scopo quello di pregare per le anime dei condannati a morte.

Dal Villabianca apprendiamo che con atto stipulato il 16 marzo 1693 dal notaio palermitano Nunzio Serio, la Compagnia ebbe concessa dall'Abazia di Altofonte il terreno necessario per costruirvi la Chiesa e l'oratorio.

Sempre secondo il Villabianca la chiesa sarebbe sorta ad opera della Congregazione di Maria Santissima degli Agonizzanti, fondata nel 1692, dopo aver ottenuto da Matteo Scamacca Barone di Castelluzzo un paio di tumoli di terra in enfiteusi, giusti atti in Notaio Domenico Greco di Partinico del 31 agosto 1693. La campana invece, del peso di "cantara tre", fu realizzata con il lascito in denaro di Girolamo Minore. Fu eretta a Parrocchia il 26 luglio 1948.

La facciata
, che ha avuto diversi rifacimenti non presenta elementi di particolare valore, ad eccezione di un bel portale in pietra intagliata.


Chiesa Maria SS. del Rosario



Agli inizi del 1774, durante la visita fatta a Partinico del Vescovo di Mazara Mons. Ugone Papè, gli ecclesiastici di Partinico, fra cui l'Abbate Cav. D. Rosario Oliveri dei Duchi d'Acquaviva, chiesero di potere costruire una Casa di esercizi spirituali, sull'esempio di quella esistente in Mazara.

Per la costruzione della Casa Santa, il 22 febbraio 1778 D. Domenico Messana comprò da Onofrio Anselmo, come risulta da un atto del notaio partinicese G. Signorino, due tumoli e due moggi di terreno, corrispondenti all'area oggi occupata dall'ex Ospedale Civico e dalla Chiesa di Maria SS. del Rosario.

I lavori ebbero inizio il 3 marzo 1778, o il 25 marzo come scrive Lo Grasso, sotto il patrocinio di D. Giuseppe Fedele del Castillo e Ferro, Marchese della Gran Montagna, che pose nelle fondamenta una moneta e la prima pietra, e furono terminati al rustico dopo due anni con una spesa di 542,8 onze.
Con un successivo contributo concesso dal Vescovo di Mazara e dei partinicesi Antonino Savarino e Giovanni Ajello, che vi costruirono a proprie spese rispettivamente il refettorio e la cappella, i lavori furono furono quindi ultimati nel 1789.
Di Giovanni Ajello, che ebbe il patronato sulla Chiesa ed il diritto di avervi gentilizia sepoltuta, è il bassorilievo con epitaffio collocato nella parete destra della chiesa.

La Cappella
, dedicata alla Madonna del Paradiso come quella di Mazara, sorgeva nell'area già occupata dal Reparto Radiologia dell'ex Ospedale, lasciando alla sua destra un tratto di terra destinato a giardino.
Durante i moti rivoluzionari del 1848, dopo essere stata occupata dalle truppe borboniche, la Casa Santa fu devastata dal furore popolare.
Per riportarla allo stato originario furono necessari ben 9000 scudi, raccolti tra i fedeli, e così la casa fu restaurata per interessamento dell'Arciprete D. Leonardo Blanda.
Nel 1855, secondo la testimonianza di S. Marino, la Casa Santa era "un edifizio vasto e grottesco con lunghi corridoi a sistema cellulare, che sorse nel secolo XVIII a spese del popolo infervorato negli esercizi di S.Ignazio".
Nel 1866, in virtù della Legge sulle corporazioni religiose, la Casa Santa passò allo Stato e quindi devoluta al Comune che vi trasferì l'Ospedale, prima collocato nei locali dell'ex Pretura, in Piazza Verdi.

Quanto alla chiesa, questa venne ricostruita nell'area adibita a giardino e dedicata a Maria SS. del Rosario.
Sede parrocchiale dal 1935, dal 1936 ospita anche l'arcipretura di Valguarnera Ragali, la cui chiesa era ormai in rovina.
L'ampliamento della chiesa, cosi come oggi si vede, risale agli anni '50, reggente D. Andrea Soresi, e poi D. Domenico Arcuri.